Scandalo plusvalenze: una Calciopoli 2.0?

Facciamo chiarezza sull'inchiesta Prisma.


Secondo alcuni siamo davanti ad una Calciopoli 2.0, secondo altri invece il tutto si risolverà in un nulla di fatto: certo è che il calcio italiano si appresta ad affrontare l’ennesima diatriba legale che nulla ha a che vedere con il calcio giocato. Questa volta oggetto del contendere non è il risultato di una partita, non ci sono di mezzo mazzette, calci di rigore e partite pilotate. In questo caso a essere sotto accusa è la politica contabile di alcune squadre del nostro calcio, su tutte la Juventus, ma non solo. Sarebbero infatti coinvolte, tra le altre, anche Atalanta, Empoli, Genoa e Sampdoria. L’inchiesta è stata rinominata Prisma, ma quali sono e in cosa consistono le condotte penalmente rilevanti di cui stiamo parlando? Nostro obiettivo sarà quello di fare chiarezza, mentre eventuali condanne, chiaramente, spetteranno a chi ne ha competenza.


Procediamo con ordine, prendendo per facilità di esposizione il caso Juventus come stella polare della nostra analisi. I bianconeri sono accusati del reato di cui agli articoli 2621 e 2622 del Codice civile, il reato cioè di false comunicazioni sociali, meglio noto come falso in bilancio. Il reato in questione punisce quelle condotte poste in essere da amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione di documenti contabili societari, sindaci e liquidatori i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto espongono consapevolmente fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero. Nel caso di specie, i dirigenti della Juventus, società, lo ricordiamo, quotata in borsa, avrebbero messo in atto operazioni al fine e con l’effetto di gonfiare il bilancio, facendo risultare perdite inferiori a quelle reali. Dobbiamo ricordare, prima di proseguire, che questo scandalo si inserisce in un contesto, quello calcistico, falcidiato economicamente dall’avvento della pandemia da Covid 19. Diamo un numero per comprendere la portata della questione: secondo la procura di Torino, attraverso una serie di operazioni, la Juventus avrebbe gonfiato i propri bilanci per 282 milioni di euro complessivi. Una cifra certamente significativa.


Filone principale dell’indagine è quello relativo alle plusvalenze. Innanzitutto: cosa è una plusvalenza? Essa altro non è se non la differenza (positiva) tra due valori di un determinato asset: quello contabile e quello di realizzo. Nel calcio gli asset principali sono, ovviamente, i calciatori e quindi i valori da confrontare sono quelli di acquisto, al netto degli ammortamenti, e di cessione. La Juventus, e altre società, avrebbero esposto, secondo gli inquirenti valori falsi al fine di aggiustare i propri traballanti bilanci.

Il principale schema seguito dalle società, al fine di generare plusvalenze fittizie, è quello delle cosiddette operazioni a specchio. Attraverso queste operazioni, che si realizzano attraverso scambi tra giocatori, si generano delle plusvalenze, anche di grandi dimensioni, che danno respiro ai bilanci ma che non creano ricchezza. Sono operazioni a somma zero, non spostano realmente denaro, ma contabilmente generano movimenti a segno più, che compensano così le enormi perdite.

Le società, generalmente, si accordano per scambiare le prestazioni sportive di due giocatori, principalmente giovani non ancora conosciuti e dei quali il reale valore è difficilmente individuabile. Le stesse società decidono arbitrariamente un valore gonfiato per i giocatori oggetto delle scambio e in tal modo potranno far registrare a bilancio una plusvalenza (si ricorda infatti che i giovani provenienti dai settori giovanili, nella maggior parte dei casi, hanno un valore contabile pari a zero).

Ma se è tutto così chiaro, come mai fino a questo momento nessuno, a parte Chievo e Cesena nel 2018, è stato condannato? La risposta è semplice e risiede nella soggettività del valore dei calciatori. Non esistono infatti parametri oggettivi che permettano di dare un giudizio concreto sull’eccessività o meno della valutazione di un calciatore.


Questo dunque il panorama, allo stato degli atti. Resta da vedere se la giurisprudenza sarà in grado di superare questo scoglio, provando ad elaborare criteri oggettivi sulla base dei quali valutare i calciatori. Intanto il calcio italiano trema, ancora una volta.

 

Andrea Consales

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