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La storia di Franca Viola

L'annullamento del matrimonio riparatore e del delitto d’onore

Franca Viola, una ragazza siciliana  di appena 17 anni, dopo essere stata stuprata, si ribella alle consuetudini del tempo, denunciando il suo violentatore e rifiutando il matrimonio riparatore.

Il coraggio di questa giovane donna darà inizio ad una serie di cambiamenti: ci vorranno ben 15 anni prima che Lorenzo Reale, ministro della Repubblica in quegli anni, proporrà l'abrogazione del matrimonio riparatore e del delitto d’onore. 


Franca Viola nasce il 9 gennaio 1947 a Alcamo (TP), dai coniugi Bernardo Viola e Vita Ferra. I Viola  sono  una famiglia di mezzadri modesta e con qualche vigna. All’età di 15 anni Franca Viola, con il consenso dei genitori, si fidanza con Filippo Melodia, nipote di un mafioso locale e membro di una famiglia benestante. Il fidanzamento è voluto prettamente dalla famiglia di Franca: la giovane è ,infatti, innamorata di Giuseppe Ruisi, un suo amico di infanzia. Dopo che Filippo Melodia viene accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa, Bernardo Viola obbliga la figlia Franca a rompere il fidanzamento. 

Filippo Melodia emigra in Germania e dopo un breve periodo di reclusione, torna ad Alcamo  alle calcagna dei Viola. Filippo, incapace di accettare il rifiuto della ragazza  attacca il padre questo fu solo il primo di una serie violenta di minacce e intimidazioni che subirà  la famiglia Viola, in particolare il padre di Franca . 

Filippo dapprima dà fuoco alla casetta in campagna della famiglia Viola, poi distrugge il vigneto e porta un gregge di pecore a pascolare nel loro campo di pomodori:  tutti atti che causano un danno enorme alla famiglia che vive grazie ai suoi terreni. 

Filippo Melodia passa dalle minacce velate ai fatti in poco tempo: arriva a  puntare una pistola alla testa di Bernardo Viola, gridando  "chista è chidda che scaccerà la testa a vossia" (questa - la pistola - è quella che le farà saltare la testa); ma questo non basta per far intimorire Bernardo e Franca, i quali non cedono alle continue pressioni.

Scorrono  due anni, pieni di minacce e persecuzioni, finché  il 26 dicembre 1965, Filippo Melodia e 12 suoi amici irrompono in casa dei Viola.  Il gruppo distrugge l’abitazione, aggredisce violentemente la madre, rapisce Franca e il fratellino Mariano, di soli 8 anni, che le si era aggrappato alle gambe nel tentativo di proteggerla. 

Il fratello viene rilasciato subito dalla banda, mentre Franca è trattenuta prigioniera per ben 8 giorni: viene reclusa prima in campagna e  poi, dopo la sera di Capodanno, a casa della Sorella di Melodia, ad Alcamo stessa. Franca racconterà : “Rimasi digiuna per giorni e giorni. Lui mi dileggiava e provocava. Dopo una settimana abusò di me. Ero a letto, in stato di semi-incoscienza”. Franca durante il suo sequestro, subisce una moltitudine di percosse, è privata dal cibo e subisce violenza sessuale. 

Dopo capodanno Bernardo viene contattato dai parenti di Melodia, con la proposta di compiere  la “paciata” ovvero la riappacificazione fra famiglie, in questo caso tramite il matrimonio riparatore.


Ma che cos’è il matrimonio riparatore? 

Si tratta di  una pratica figlia del ventennio fascista e di una società fortemente maschilista: sancito dall’articolo 544 del Codice penale Rocco 1930, dal nome del ministro della giustizia del tempo, l’articolo citava: [Per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali.]. 

Per comprendere pienamente questo concetto è necessario inquadrare  il contesto in cui questo articolo nasce. Il codice penale Rocco, contente  l’articolo 544, è entrato in vigore nel 1930 nel pieno del regime fascista. Le donne, durante il regime facsista, vengono escluse, umiliate e ridotte all’unica dimensione di madre, dette “angelo del focolare”. Dal 1926 una serie di misure penalizza il lavoro femminile e il ruolo della donna nella società, attraverso: la riduzione dei salari, il limite di occupazione femminile del 10% in uffici pubblici e privati, la limitazione a solo determinati impieghi decisi dal regime. 

La donna in quegli anni è considerata al pari di un oggetto di proprietà del padre e poi del marito. L'unico scopo della donna è la riproduzione, la cura della casa, l'accudimento del marito e della sua prole; la donna che lavora è malvista, così come colei che si dedica allo studio. 

Esplicativa è la dichiarazione del “sociologo” Ferdinando  Loffredo in (Politica della Famiglia, Milano 1938): «La indiscutibile minore intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia, quanto più onestamente intesa […]. La conseguenza dell’emancipazione culturale – anche nella cultura universitaria – porta a che sia impossibile che le idee acquisite permangano se la donna non trova un marito assai più colto di lei […]. Deve diventare oggetto di disapprovazione, la donna che lascia le pareti domestiche per recarsi al lavoro, che in promiscuità con l’uomo gira per le strade, sui tram, sugli autobus, vive nelle officine e negli uffici».

Gaetano Polverelli, capo ufficio stampa della Presidenza del Consiglio nelle direttive ai giornali del 1931, racconta il prototipo della donna: “La donna fascista deve essere fisicamente sana per poter diventare madre di figli sani, secondo le regole di vita indicate dal Duce nel memorabile discorso ai medici. Vanno quindi assolutamente eliminati i disegni di figure femminili artificiosamente dimagrate e mascolinizzate, che rappresentano il tipo di donna sterile della decadente civiltà occidentale”.


È necessario da ultimo  ricordare che con il Codice Rocco del 1930 la contraccezione e l’aborto vengono inserite nei crimini contro la stirpe, la violenza sessuale viene  considerata reato contro la pubblica morale  ( solo con l’entrata in vigore della legge n.66 del 15 febbraio 1996 la violenza sessuale diventa reato contro la persona!) e vengono introdotti il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.

La repressione della sessualità della donna era una questione d’onore della famiglia e spettava al maschio difenderla, anche con l’omiciodio; il delitto d’onore era tutelato con pene irrisorie per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella per proteggere il buon nome della famiglia. 

L’articolo sul delitto d’onore era l’art. 587 del codice penale Rocco (1930), che citava : "Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella".

Si noti che la legge, parlando di scoperta della "illegittima relazione carnale" non esigeva la scoperta in flagranza dei due "amanti illegittimi", come gli articoli del precedente codice Zanardelli, ma era sufficiente  la "scoperta" della relazione, dunque  anche la sola notizia, intesa nell'ampio significato latino della parola.


Filippo Melodia, a conoscenza della legge sul matrimonio riparatore, usa la perdita di purezza di Franca per ricattare il padre Bernardo. 

I Viola contattano la polizia e in accordo con essa, fingono di accettare le nozze riparatrici, proponendo che la figlia rimanga con i Melodia. Il 2 gennaio 1996 la polizia fa irruzione nell’abitazione della sorella di Filippo, libera la giovane, arresta i suoi rapinatori e accusa Filippo di “ratto” . Il “ratto” era  un delitto previsto dagli articoli 522 e 523 del codice penale, i quali  si riferivano a “Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, sottrae o ritiene” una donna per fine di matrimonio (art. 522) e per fine libidine (art. 523), con possibile aggravante in caso la vittima fosse minorenne.

Filippo e i suoi complici, malgrado l’arresto, sperano nella celebrazione delle nozze e nella conseguente caduta delle accuse. Fortunatamente , le speranze dei rapitori di Franca si infrangono  e la ragazza si rifiuta di sposare Filippo Melodia. Successivamente Franca Viola affermerà: «io non sono di proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto l'onore. Lo perde chi le fa certe cose e non chi le subisce».


Il processo si svolge nel dicembre del 1966.  Il padre Bernardo si costituisce parte civile, nonostante le pressioni esercitate per dissuaderlo. Il pubblico ministero chiede per Filippo Melodia 22 anni e viene accusato di 17 capi d'imputazione, tra cui il ratto per libidine. 

La linea della difesa cerca di screditare Franca Viola, accusandola di essere stata  consenziente alla fuga d’amore, e punta al riconoscimento del ratto per scopo di matrimonio. 

La difesa sostiene inoltre che la ragazza avesse  avuto rapporti con Melodia ben prima della fuga, nel luglio del ‘63 quando erano fidanzati.

Dopo sette ore di camera di consiglio Melodia viene condannato a 11 anni di prigione: gli vengono imputati la violenza carnale, la violenza privata, le lesioni, le minacce e il ratto a scopo di matrimonio.


Nelle arringhe della difesa è possibile evincere il motivo per cui  il “No” di Franca diventerà simbolo nazionale. La difesa sostiene che l'articolo 544  è a tutela della donna perché se deflorata e senza marito ella subisce un duplice danno; la condanna di Filippo Melodia non è esemplare di per sé, ma riesce a dare  il via ad una serie di cambiamenti che porteranno a non considerare più il matrimonio riparatore come attenuante. 


Il matrimonio riparatore e il delitto d'onore vengono annullati 15 anni dopo dalla legge 442 del 5 agosto 1981.  A questa conclusione si è giunti dopo un lungo iter comprendente il referendum sul divorzio (1974), la riforma del diritto di famiglia (1975) e il referendum sull'aborto.


Nonostante le minacce e la preoccupazione per una possibile vendetta da parte delle famiglie dei condannati, Franca continua la sua vita a testa alta, senza mai guardarsi indietro. Franca si sposa il 4 dicembre 1968, con l’ amico d’infanzia Giuseppe Ruisi. 

Nel marzo 2014 il Presidente della Repubblica ha insignito Franca Viola al quirinale con l’onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana con la motivazione: "Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell'emancipazione delle donne nel nostro Paese".

Ad oggi Franca e suo marito hanno 3 figli e vivono ad Alcamo. Filippo Melodia è morto ucciso vicino Modena, ma alcuni suoi complici vivono ancora in paese. Franca riguardo agli incontri con i suoi aguzzini si espone dicendo: “ Li incontro ogni tanto. Preferisco evitarli, ma se non riesco li saluto e loro mi salutano, quasi sempre abbassano gli occhi. Magari anche loro sono stati ingannati, magari quello lì gli aveva detto quello che poi ha detto al processo, che io ero d’accordo a sposarlo ma mio padre no” . 


Alessia Lauriola 


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