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TRA DIFFAMAZIONE E CENSURA: quali limiti alla libertà di stampa?

All’indomani della Giornata contro la violenza sulle donne, Laura Boldrini comunica sul suo account Facebook che Mattia Feltri, direttore dell’HuffPost, a cui la stessa Boldrini collabora come blogger indipendente, ha censurato un suo articolo.

L’articolo in questione si riferiva a Vittorio Feltri, padre del Mattia di sopra, e alla sua spiacevole affermazione circa la vittima di stupro del caso Genovese, definita da lui “ingenua” (e molto altro). Feltri padre è stato accusato, non solo dalla Boldrini, di far ricadere, se pure in parte, la colpa dello stupro sulla vittima... un vizio a quanto pare difficile da estirpare. Non entriamo nel merito della questione, di cui abbiamo già parlato qui, se pure per un caso differente.


Ci interessa questa vicenda per un altro motivo, perché ci pone emblematicamente di fronte a due grandi problemi del giornalismo italiano (e non solo): diffamazione e censura.

Vittorio Feltri non è nuovo ad accuse di diffamazione a mezzo stampa, é stato a più riprese soggetto a provvedimenti disciplinari da parte dell’Ordine dei giornalisti; ,fino alle dimissioni nel giugno 2020, forse proprio a seguito dei numerosi richiami nei suoi confronti.

L’Ordine, tramite i consigli di disciplina, può comminare ai giornalisti 4 diverse sanzioni, in ordine crescente di gravità: avvertimento, censura, sospensione e radiazione. Queste sanzioni vengono inferte per svariati motivi, tutti esplicitati nel Testo Unico dei doveri del giornalista, sentiero guida per ogni buon professionista che si rispetti.


Risale al 1984 un’importante sentenza Decalogo, dalla quale emergono 3 basilari principi che ogni giornalista deve rispettare nel pubblicare qualunque notizia:

  • Principio di verità: deve essere rispettata la veritá oggettiva, perché acquisita per presa diretta, o putativa, perché appresa da fonti con obbligo di verifica.

  • Principio di pertinenza: la notizia deve essere di interesse pubblico e se ne deve valutare l’incidenza.-

  • Principio di continenza: è necessario utilizzare un linguaggio sobrio, semplice e controllato.


La sentenza decalogo fornisce una cornice ideale per comprendere se il giornalista è passibile di diffamazione.

Questi principi sono facilmente applicabili al diritto di cronaca; il problema si presenta quando dobbiamo applicarli al diritto di critica, esercitando il quale è molto più facile generare contenuti diffamatori.

Negli anni l’ODG ha cercato di rendere sempre più difficile pubblicare questo tipo di contenuti, conferendo la responsabilità ai giornalisti anche della pubblicazione di parole diffamatorie altrui e facendo ricadere la responsabilità ultima sui “direttori responsabili”. Interessante notare come questo ruolo risalga ai tempi di Mussolini, da lui voluto perché gli risparmiava la fatica di dover controllare ogni giornalista: controllando i direttori, controllava tutti. Ovviamente oggi questo ruolo ha una valenza diversa, di sorveglianza dei contenuti nel rispetto dei valori del Testo unico.


Anche in virtù di questa posizione di direttore responsabile, Mattia Feltri si è discolpato dall’accusa di censura,

rivoltagli da Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei giornalisti, che si è schierato dalla parte della Boldrini. Senza entrare nel merito del caso specifico, in cui ha giocato sicuramente un ruolo preponderante la parentela tra i due Feltri e la figura “ingombrante” del padre; ,il problema della censura è un argomento di forte attualità.

Si pensi, per esempio, alla decisione di alcune reti americane di censurare il discorso di Trump, che denunciava, senza prove alla mano, brogli elettorali.

Nell’articolo 21 della nostra Costituzione si specifica che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure; ,articolo che viene applicato anche al diritto dell'informazione e che diventa capo saldo di tutta la deontologia giornalistica.


Questo principio insopprimibile viene controbilanciato dal rispetto dei 3 principi sopra descritti e dall’obbligo di rettifica nel caso in cui vengano pubblicate notizie inesatte. La censura deve essere applicata anche in caso di pubblicazione di contenuto diffamatorio o lesivo delle libertà altrui.

Con l’avvento dei social e la diffusione massiccia di informazioni online, sembra che l’attività di censura sia quasi impossibile da applicare, così come impossibile sembra sia arginare la pubblicazione di contenuti diffamatori.

Oltre che azioni di regolamentazione interne dei colossi del web, siamo tutti chiamati ad un grande passo di responsabilità, nel non condividere o essere noi stessi fonte di contenuti che potrebbero ledere la dignità altrui.

Ma soprattutto dobbiamo essere tutti d’accordo sul fatto che questo principio deve essere maggiormente rispettato da chi produce informazione di professione, le cui parole assumono per questo motivo

maggiore rilevanza e risonanza mediatica.

L’ODG ha cercato di muoversi ulteriormente in questa direzione proprio con nuove modifiche al Testo unico, che entreranno in vigore da Gennaio 2021, e volte ad inasprire le pene per chi commette recidiva.

Ma questa è una grande battaglia di civiltà che tutti dobbiamo intraprendere per arrivare ad una diffusione di informazioni e opinioni sana, rispettosa, innamorata della verità e del rispetto degli altri.


Silvia Garbelli



Fonte principale:

Manuale di Diritto dell’Informazione e della comunicazione, Ruben Razzante.


Sitografia:

https://www.wired.it/attualita/media/2020/11/28/feltri-boldrini-giornalismo-blog/

https://www.odg.it/costituzione-della-repubblica-italiana-art-21-e-art-33/24250

https://www.odg.it/?s=feltri

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Legnano, 20025, Italia

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