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Le sorti della monarchia britannica

Si definisce monarchia quella forma di governo in cui i supremi poteri dello stato sono accentrati in una sola persona, la cui carica non è elettiva e che può essere anche affiancata da altre istituzioni; tuttavia per il popolo inglese è molto di più. Non si tratta di un semplice assetto istituzionale, bensì di tradizione, cultura e storia che nei secoli si sono intrecciati e hanno fatto della monarchia una realtà permanente nel cuore bianco rosso e blu.


La monarchia britannica è proprio come in un’equazione di matematica, una costante immutabile in mezzo ad una serie di variabili. Le variabili sono i 61 monarchi che si sono succeduti nel corso di 1200 anni, il cambio di dinastie e dei partiti, le tendenze dei tempi, i due conflitti mondiali, i patti internazionali e nazionali, le rivoluzioni. In sintesi, tutti gli eventi storici che in diverse aree geografiche avrebbero o hanno effettivamente apportato dei cambiamenti drastici, nel Regno Unito hanno invece contribuito all’affermarsi, al definirsi e al consolidarsi della monarchia.

E la sua storia continua tutt’oggi.

È una monarchia costituzionale che affida i poteri al Parlamento, organo costituito dalla Corona, dalla Camera dei Comuni e dalla Camera dei Lords.

Rappresenta l’interesse nazionale di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

È guida del Commonwealth, associazione volontaria di 56 stati indipendenti.

È motivo di orgoglio nazionale ed emblema mondiale.


Eppure, in questi giorni le sorti dell’intramontabile monarchia britannica sono state messe in dubbio. Di punto in bianco abbiamo iniziato a domandarci se il futuro di stabilità e ricchezza che da sempre ha distinto il Regno Unito continuerà a caratterizzarlo e

se la medesima monarchia rimarrà tale ora che la regnante per eccellenza, Sua Maestà Regina Elisabetta II, ha lasciato per sempre questa vita.

Ma come mai ci sorgono queste domande? Non è sicuramente la prima volta in cui salutiamo tristemente un grande regnante per poi accogliere il suo successore.

Dunque, perché la morte della Regina Elisabetta si fa così sentire?

La risposta non è che da ricercare nella sua vita.

Elizabeth Alexandra Mary sale al trono nell’anno 1953 a soli 25 anni, ma la sua brillante carriera inizia molto tempo prima. Durante la seconda guerra mondiale fece numerosi appelli alla radio per sollevare il morale degli altri bambini, supportò le associazioni di beneficenza e, all'età di 18 anni, si unì al ramo femminile dell Auxiliary Territorial Service, ricevendo formazione come autista e meccanico, compiendo poi nel 1947 la sua prima visita reale in Sud Africa. Ancor prima di diventare Regina del Regno Unito e Capo del Commonwealth, responsabilità, dedizione e umiltà hanno caratterizzato la giovane donna, che fin da subito ha saputo parlare al cuore del popolo.

“Throughout all my life and with all my heart I shall strive to be worthy of your trust”

(Per tutta la vita e con tutto il cuore mi impegnerò per essere degna della vostra fiducia.)

E così è stato. Dalle 3 milioni di persone che hanno assistito alla sua incoronazione, ben 4 miliardi ne hanno compianto la morte, tra cui capi di stato e reali del mondo.


Questo perché i suoi occhi azzurri e il suo sorriso a 32 denti esprimevano qualcosa che andava al di là del potere, della fama o della gloria.

Il suo ruolo e la sua persona hanno iniziato a coincidere. Mano a mano che il tempo passava ed Elisabeth cresceva, così faceva anche la monarchia. La grande sovrana ha compiuto il suo mandato in un modo che nessuno mai aveva fatto: ha incarnato gli ideali di patria e nazione al di sopra degli interessi personali. E seppur proveniente dall’alto e dunque a lei dovuto, quell’incarico se lo è guadagnato giorno dopo giorno, sia all’interno della nazione che all’esterno. E quando una stretta di mano non era abbastanza, ballava. Inciso per sempre nella storia quel ballo con il presidente del Ghana Kwame Nkrumah ad Accra, testimonianza di uguaglianza delle nazioni.


È dunque inevitabile pensare che con la sua sparizione, anche una parte della monarchia sia finita. Come da un profondo sonno, d'improvviso ci accorgiamo che lo spirito monarchico è profondamente in contrasto con il nostro presente. In un’epoca di meritocrazia, la legittimazione del potere si fa sentire, soprattutto se il successore non è favorito dalla volontà popolare. Se nel lontano giugno del 2012 il 75% della popolazione era a favore della monarchia, nel 2022 il valore si abbassa gradualmente fino a toccare la soglia del 60%. Di conseguenza molte sono le questioni che Carlo III dovrà affrontare, a partire dall’ascesa delle forze repubblicane e dalla volontà d’indipendenza degli Stati del Commonwealth fino agli effetti critici della Brexit.


Nel frattempo,

Goodbye Her Majesty

Long Live the King


Viola Ciovati


Fonti:

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