Il cuore della République sanguina ancora

Allah Akbar. Queste le ultime parole che un uomo, armato di coltello, ha gridato prima di essere ucciso dalla polizia ad Avignone, giovedì alle 11:15. Due ore prima, inneggiando le stesse parole, un altro terrorista aveva accoltellato tre persone a Nizza. La prima vittima, una donna settantenne, è stata trovata, accanto all’acquasantiera, ferita profondamente alla gola, quasi decapitata. Sgozzato anche il sacrestano della basilica di Notre Dame, un laico cinquantenne padre di due bambini. La terza vittima di quarant’anni è deceduta invece in un bar, dopo essere fuggita dalla chiesa. Poco dopo, è stato attaccato anche il consolato francese di Gedda, in Arabia Saudita.

L’escalation di violenza avviene – non a caso – durante l’anniversario della nascita del profeta Maometto. Gli attacchi sono arrivati due giorni dopo che un’agenzia, vicina ad Al Qaeda, aveva invitato a colpire la Francia, colpevole di aver offeso ripetutamente il profeta. Tutto comincia il 25 settembre quando un uomo di origini pachistane ferisce due persone vicino alla vecchia sede di Charlie Hebdo. Il 16 ottobre, un professore di liceo, Samuel Paty, viene decapitato da un giovane di origine cecena per aver mostrato delle vignette scandalose di Charlie Hebdo in classe. Nei giorni successivi, vengono organizzate manifestazioni in tutte le principali città francesi. Il 21 ottobre, il presidente Macron rende omaggio a Samuel alla Sorbonne, università storica nel cuore di Parigi. Il messaggio è chiaro: la Francia non rinuncerà mai ai suoi valori, né tanto meno ai corsi di educazione morale e civica (EMC) sulla libertà di espressione e sulla laicità della République. Sostiene, inoltre, che verrà intensificato il controllo sulle moschee e che non verrà più tollerato il “separatismo” delle comunità islamiche più estreme, attive soprattutto nelle banlieue (periferie).

La netta presa di posizione irrita il presidente turco Erdogan che accusa Macron di essere mentalmente instabile e di voler perseguire una caccia alle streghe contro i musulmani in Francia. Invita quindi il mondo arabo a boicottare i prodotti francesi in risposta al fatto che "i musulmani sono soggetti a una campagna di linciaggio simile a quella contro gli ebrei in Europa prima della seconda guerra mondiale". Il clima, già teso per le divergenze in Libia, Mediterraneo orientale e Nagorno Karabakh, peggiora ancora quando Parigi propone alla Ue nuove sanzioni contro Ankara. Le proteste e boicottaggi si estendono in altri Paesi musulmani come Kuwait, Libia, Qatar e pure in Giordania, storicamente alleata della Francia.


Gli attentati hanno riportato alta l'attenzione sull'immigrazione clandestina che l'estrema destra considera alla base degli attentati.

"Abbiamo dato asilo ai nostri nemici!" Valérie Pécresse, ex-LR della regione Île-de-France

Per il governo, invece, il problema è molto più complesso e controllare l'immigrazione, per quanto necessario, non eliminerà il terrorismo.

"Coloro che dicono che, chiudendo le frontiere ed espellendo gli stranieri, avremo risolto il terrorismo, mentono ai Francesi!" Gérald Darmanin, ministro degli interni

Del resto, Macron stesso è stato eletto grazie anche alla sua visione comunitaria e multiculturale. I contrasti nascono quando si prova a tenere assieme i principi di laicità e libertà di espressione da un lato e di rispetto interreligioso dall’altro. La laicità è la netta separazione tra sfera politica e sfera religiosa e dovrebbe aiutare le diversità di fedi e opinioni a convivere insieme. D’altra parte, in Francia, vi è stata storicamente – dopo la Rivoluzione Francese – una certa tendenza a considerare le religioni retrograde e oppressive delle libertà fondamentali.

In questo contesto, la scuola è quindi considerata come luogo di emancipazione, dove gli studenti dovrebbero acquisire un pensiero critico e indipendente.

Così domani, al rientro dalle vacanze, gli insegnanti di tutto il Paese cercheranno di spiegare ai loro alunni che la laicità non lede il sentimento religioso, ma che è un mezzo per il bene comune.

Più dibattuto rimane invece il tema della libertà di espressione che, per alcuni, implica “il diritto alla blasfemia”. Altri sostengono, invece, che mostrare una vignetta scandalosa (che potrebbe urtare la sensibilità di molti studenti) più che favorire l’apertura mentale, accentua le diversità e favorisce l'odio. In molti, sostengono che solo un atteggiamento più empatico e attento alle diversità possa rivelarsi efficace.

Inoltre, l'adesione ai valori repubblicani non è forse funzione della capacità stessa della Repubblica di realizzare la promessa di tali valori? Molti professori si chiedono con che coraggio dovrebbero entrare in classe a sbandierare che la Francia crede nell’uguaglianza e la fratellanza degli esseri umani, quando esiste ancora un forte problema reale di povertà, mancata integrazione e bassa mobilità sociale.


Eppure, domani, nonostante gli attentati, nonostante tutte le polemiche, nonostante persino il lockdown, le scuole saranno aperte. Nella convinzione che, lì, si sta combattendo una delle battaglie più importanti contro il terrorismo. La provocazione per noi italiani rimane forte.

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Legnano, 20025, Italia

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