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I giovani vogliono e devono parlare di Ucraina

Milioni di cuori si stringono alla sola vista delle immagini che arrivano dal fronte, tristi testimoni della tragedia del popolo ucraino. Per molti giovani si tratta della prima guerra combattuta così vicino a casa, ed è quindi naturale che in loro sorga l’impellente bisogno di cercare cause e possibili interpretazioni di questo evento traumatico. Perciò, Politics Hub, con l’aiuto del Centro Parrocchiale di San Magno, ha tenuto il 2 marzo il suo secondo Caffè Politico, incentrato sul conflitto russo-ucraino.

Ad aprire la serata è stato un necessario intervento introduttivo di Alessia Berlinzani, volto a chiarire la cronistoria precedente l’escalation delle ultime settimane. Trattati gli avvenimenti che hanno portato alla situazione attuale, è ufficialmente iniziato il confronto tra i presenti, a partire da un’analisi della posizione russa all’interno dello scacchiere geopolitico. Molti sostenevano che la NATO non si fosse adeguata al nuovo scacchiere politico emerso dopo il crollo dell’URSS, commettendo l’errore di continuare a ritenere la Russia una superpotenza pericolosa e non includendola nel dibattito europeo, come fatto con altre ex repubbliche sovietiche. Alcuni hanno replicato ricordando che, pur avendo un’economia debole, la Russia aveva ancora a disposizione un arsenale di prima categoria, da decenni in mano a leader dalle tendenze autoritarie. Altri hanno invece ritenuto incolmabile il gap tra l’ideologia dominante in Russia e quella prevalente in Occidente e impossibile un’alleanza tra i due mondi. A sostegno di questa tesi c’erano anche le testimonianze di chi, confrontandosi con i russi, abbia constatato la loro ferma fede nel Russkij Mir, il sogno nazionalistico russo. Analizzata la situazione dell’aggressore, si è proceduti ad analizzare cosa avrebbe dovuto fare la NATO per prevenire, o perlomeno preparare, questa guerra. Sebbene non fossero in pochi a criticare l’eccessiva ambizione dell’Alleanza Atlantica nella sua espansione verso est, si è presto affermata come opinione prevalente l’idea che il conflitto fosse inevitabile, citando la sostanziale opposizione ideologica tra le due forze in campo e il bisogno di Putin di aumentare il suo consenso interno, fortemente eroso dalla sua gestione della pandemia. A spaventare tutti era la possibilità di replicare l’attendismo di Chamberlain nei confronti di Hitler, costato milioni di vite meno di un secolo fa. Universale è stata anche la critica all'impreparazione dell’Occidente, poco convincente sia nel fornire aiuti all’Ucraina, sia nel sanzionare la Russia: dominava infatti l’idea che tutto sembrasse abbastanza improvvisato e non preparato con largo anticipo, come ci si aspetterebbe in situazioni del genere. Si è aperta quindi una breve parentesi sul ruolo della Cina: esclusa la possibilità che aiutasse militarmente la Russia, si riteneva comunque probabile che cercasse di aiutare Putin a reggere l’impatto finanziario delle sanzioni, se non altro per far cadere il Paese nella sua sfera d’influenza in caso di un cambio di regime. Ci si è infine soffermati sui caratteri della guerra mediatica tra la Russia e NATO, in particolare sull’atteggiamento di emittenti ed enti occidentali nel trattare i russi. Molti, infatti, credevano che i primi stessero penalizzando eccessivamente i secondi, citando vari casi in cui russi opposti alla guerra avevano dovuto pagare le conseguenze dell’essere connazionali degli invasori. Nonostante fossero molto varie le sensibilità su come punire, ad esempio, gli sportivi russi, tutti sono stati d’accordo nel dire che fosse necessario puntare meno al popolo e più a Putin, il principale colpevole della tragedia ucraina. Su questa nota, anche in virtù di un trasporto dimentico dell’ora, si è conclusa la serata.

Alla luce di questo confronto, si riafferma come più che mai necessario il dovere di seguire e discutere l'evolversi dello scenario ucraino, per non abbandonarlo all’oblio cui sono stati condannati innumerevoli Paesi attaccati da autocrati sanguinari. Il confronto tra i giovani, oltre a rispondere a un profondo bisogno dell’animo umano, è anche vitale per formare le coscienze dei futuri leader e contrastare se non scongiurare sviluppi simili in futuro. Solo assolvendo pienamente a questo compito la compassione verso il popolo ucraino potrà non trasformarsi in contrizione per una colpa forse imperdonabile.


Mathias Caccia



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