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Dalla catastrofe all’eucatastrofe: essere rigenerativi per ripartire insieme

31 dicembre 2019. La commissione municipale di Wuhan, capitale della provincia di Hubei in Cina, segnala che un cluster di polmoniti sospette si è sviluppato in città. Il 12 gennaio 2020, viene rivelata la sequenza genetica di questo nuovo virus, denominato SARS-CoV-2. Quattro mesi più tardi, il virus è tristemente noto in tutto il mondo dopo aver contagiato più di 5 milioni di persone. È ancora presto per quantificare con precisione l’impatto che il COVID-19 ha avuto sulla nostra vita e sull'economia del nostro Paese. Tuttavia, la maggior parte degli studiosi (e non solo) sono concordi che abbia i connotati di una catastrofe.


Catastrofe, dal greco καταστροϕή: katà (giù) - stréphein (voltare), rovesciamento.

Azioni giornaliere che prima consideravamo scontate non lo sono più: uscire di casa, andare al lavoro o incontrare un amico. Si tratta di un rovesciamento problematico della nostra vita quotidiana. La catastrofe, a cui si associa spesso un carattere traumatico, irrompe inattesa nelle nostre vite stravolgendole, invitandoci a una riflessione profonda su come percepiamo gli spazi e le relazioni, dimensioni fondamentali su cui fonda la nostra società.

Non ci sono macerie, eppure oggi inizia un vero e proprio processo di ricostruzione. Non si tratta solamente di rimettere in piedi il sistema economico a pezzi, ma anche di ridefinire, nel farlo, le nostre priorità per il futuro. In questo contesto, “il Poligono” ha deciso di condividere con voi qualche riflessione credendo che i giovani abbiano il diritto e il dovere di partecipare attivamente a questo progetto di riedificazione.


Oggi non vogliamo parlare delle misure che i vari Paesi hanno adottato per favorire questo progetto, quanto piuttosto rilanciare una sfida ambiziosa. Quella di ripartire insieme. Questo virus ha messo in evidenza il rapporto a volte conflittuale tra l’IO, la libertà individuale, e il NOI, gli interessi della comunità. Mai, come in questo momento ci siamo resi conto di quanto le nostre azioni abbiano conseguenze sulla vita altrui. Dall'Inno di Mameli cantato sui balconi alle migliaia di volontari che hanno donato il loro tempo per stare vicini ai più deboli. Qualcuno direbbe che da un giorno all'altro ci siamo risvegliati comunità. Ripartiamo insieme! Non possiamo sentirci italiani solamente quando gioca la Nazionale di calcio, ora è il momento di iniziare a far squadra per il bene di tutti.


In questi mesi abbiamo sperimentato come qualche sacrificio possa dare grandi benefici alla collettività. Questo principio all'apparenza teorico può essere veramente la svolta di cui il nostro paese ha bisogno. Un esempio di come può cambiarci la vita di tutti i giorni? Il nostro paese sta uscendo lentamente da un lungo lockdown e presto (per la gioia di tutti noi) il traffico tornerà sulle strade. Un recente algoritmo nel campo dei navigatori stradali mira a ridurre il traffico chiedendo all'utente di compiere un percorso leggermente più lungo. Paradossale? No, la via più corta non è spesso la più rapida, soprattutto se tutti la percorrono nello stesso istante. Spostarsi su una strada secondaria più lunga ma meno trafficata può essere un guadagno per tutti, in primis per noi. Gli algoritmi lo sanno meglio di noi: il bene di tutti è anche il nostro bene.


Un approccio comunitario serve anche alle aziende. Ogni impresa è un anello di una catena che genera valore per tutto il paese ed è tanto più forte quanto più sono uniti i suoi legami. Lo stesso principio vale anche per l’Europa. Solo un’Europa unita può uscire da questa crisi.

Infine, per ripartire (oltre che agli interventi tempestosi dello Stato) abbiamo un estremo

bisogno di reinventarci. Il prof. Mauro Magatti propone un nuovo approccio creativo: la generatività sociale.

“Un nuovo modo di pensare e di agire personale e collettivo che racconta la possibilità di un tipo di azione socialmente orientata, creativa, connettiva, produttiva e responsabile, capace di impattare positivamente sulle forme del produrre, dell’innovare, dell’abitare, del prendersi cura, dell’organizzare, dell’investire, immettendovi nuova vita”.

In altre parole, sarebbe bello ri-generare e ri-generarci pensando anche al nostro vicino, al nostro Paese e soprattutto al nostro pianeta che ha ripreso a respirare! Semplice in questo periodo? Assolutamente no! Per questo abbiamo bisogno della creatività e delle competenze di tutti noi, specialmente dei più giovani che spesso sono più innovativi. Ricordate: generare è un’attività in grado di contribuire positivamente a ciò che ci circonda e può creare un circolo virtuoso! Come favorire concretamente la generatività sociale? Lo trattiamo nel nostro prossimo articolo!


Luca Mainini


[1] WHO

[2] image sources: JHU + EU commission

[3] Chiara Giaccardi e Mauro Magatti: generatività sociale

[4] Alessandro Benetton: come ripartire dopo il Coronavirus


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Legnano, 20025, Italia

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