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Privacy e vita pubblica del politico: quali limiti alle inchieste?

Il caso dell’europarlamentare ultraconservatore ungherese Jzsef Szajer sorpreso durante una orgia gay in un locale a Bruxelles ha suscitato forte scandalo in tutta Europa, tanto da costringere lo stesso Szajer alle dimissioni per un’azione che, a detta del premier ungherese Orban, “è inaccettabile e indifendibile”.

Lo scalpore suscitato da questo evento è principalmente legato al fatto che un esponente di un partito della estrema destra ungherese, che pone al centro della sua attività politica la figura della famiglia tradizionale ed è fortemente omofobo, si sia intrattenuto in una azione del tutto antitetica rispetto ai valori fondamentali per il suo partito e da lui stesso sostenuti.


Sono molte le riflessioni suscitate da questo accadimento, una tra tutte quella sui confini tra privacy e vita pubblica del politico e sui doveri deontologici di cronaca dei giornalisti.

Al momento dell’accaduto, Jzsef Szajer era nella sua veste di privato cittadino, nella propria sfera intima e personale. E’ stato quindi giusto dare risalto mediatico a una vicenda molto personale, attinente solo l’intimità di un cittadino, seppur questo si occupi più di ogni altro, con il suo lavoro, delle nostre vite? E’ opportuno che la vita privata dell’uomo pubblico rimanga tale? Quali sono i limiti da porre alla pubblicazione di notizie riguardanti la sua sfera più intima?

Come è naturale che sia per una tematica così rilevante e delicata, le opinioni sono state molto diverse tra loro, fino ad essere a volte antitetiche e diametralmente opposte. La pluralità e la diversità di opinioni è il principale valore aggiunto di arricchimento per ogni forma di associazione e sicuramente il dibattito ha dimostrato la importanza di avere idee differenti anche in Politics Hub.


Il mancato rispetto della privacy del politico potrebbe rappresentare una violazione del suo diritto alla riservatezza, trattandosi di un privato cittadino che ha ragione di domandare privacy sulla sua sfera più intima, come è sicuramente, nel caso di specie, la vita sessuale.

Una costante e capillare analisi della vita intima del politico potrebbe anche determinare un disinteressamento alle cariche pubbliche da parte di persone molto capaci ma che preferirebbero non essere continuamente sotto i riflettori per la propria vita privata.

Seguendo questo ragionamento, le inchieste giornalistiche inerenti la sfera più intima dei cittadini che si occupano di politica devono essere limitate quando entrano eccessivamente nella loro intimità, visto che questa non ha per forza un riscontro sulle scelte che verrebbero effettuate nelle loro attività.

Occorre quindi definire la soglia entro la quale debbano essere condotte queste inchieste, che è forse da ritrovarsi negli atti privati totalmente antitetici rispetto agli ideali sostenuti in fase elettorale.

Secondo la normativa vigente, è infatti deontologicamente corretto per il giornalista limitare le inchieste sulla vita privata dell’uomo pubblico alla denuncia di comportamenti personali che sono in completa antitesi rispetto ai valori sui quali lo stesso attore politico chiede la fiducia e il supporto degli elettori.


Tuttavia, è anche da considerare che i cittadini quando affidano una carica pubblica danno un potere enorme alla politica, firmando un gigantesco assegno in bianco. In un Paese come l’Italia, dove lo Stato gestisce il 70% del PIL, le scelte discrezionali che chi assume qualsiasi tipo di potere esecutivo deve effettuare hanno un impatto enormemente rilevante sulle vite dei cittadini e sono, soprattutto, enormemente discrezionali e difficilmente controllabili.

Il compito di chi si occupa della cosa pubblica non si esaurisce banalmente scrivendo leggi ed ordinanze ma è fatto soprattutto di nomine. La politica sceglie i direttori generali dei ministeri e gli amministratori di centinaia di società, che si occupano dei servizi idrici ed elettrici, dei trasporti, della sanità.

E’ evidente e ampiamente dimostrato nella letteratura delle scienze sociali che queste scelte si basano esclusivamente sulla competenza, sulla capacità di scegliere i più capaci, sulla onestà, sull’indipendenza e sulla forza morale del decisore.

In tal senso conoscere chi è il politico, quale è la sua morale, quali capacità ha di capire cosa fa, quali possono essere i suoi punti di ricatto e quali sono le sue fragilità diventa assolutamente rilevante.

Secondo tale visione, i cittadini, dando un potere enorme e difficilmente controllabile a chi effettua queste scelte, hanno bisogno di sapere il più possibile anche sulla loro vita privata e sulla loro sfera più intima, al fine di ridurre la “asymmetric information”, che potrebbe influenzare negativamente la scelta elettorale, facendola ricadere sui peggiori, proprio a causa della carenza informativa.

E’ stata però condivisa all’unanimità l’importanza e la delicatezza di questo tema nella dialettica politica.

Dato l’aumento dell’utilizzo dei social media e dei mezzi di comunicazione, quello della privacy del politico è di sicuro un tema molto importante, sul quale, da qualsiasi punto lo si veda, si giocano le sorti e la qualità delle democrazie contemporanee.

Il giornalismo e i mass media influenzano sempre di più le decisioni elettorali. Occorre porre dei freni a questo fenomeno? Quali sono gli strumenti che occorre adottare per limitare o incrementare la rilevanza di queste inchieste?

Il giornalismo è ormai il cane da guardia della democrazia, tanto da essere definito in America sin dagli anni ‘90 il “quarto potere”. Quali sono le prerogative che deve esercitare? In quali casi deve rispondere della violazione della privacy di cittadini che si occupano di amministrare la res publica?

Si tratta sicuramente di un tema di cui sentiremo ancora parlare a lungo, dato il ruolo emergente e sempre più rilevante che la informazione gioca nelle sfide politiche contemporanee.


Giuseppe Scaramuzzino

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