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La crisi senza fine del Sahel

“Wagner c’est le remede contre l’occident” o “Wagner + Russie = libertè” sono due dei tanti slogan esposti dai manifestanti a Niamey, capitale del Niger, dove il 26 Luglio 2023 l’oramai ex presidente Omar Bazoum è stato arrestato e destituito. Il colpo di stato militare in Niger è solo l’ultimo di una lunga serie nel Sahel occidentale. La regione composta da Mali, Niger e Burkina Faso, in epoca coloniale è stata sotto il controllo francese che da allora ha sempre mantenuto un importante influenza. Il fallimento delle politiche transalpiniche ed europee nell'ultimo decennio ha portato ad una crisi diplomatica tra Francia e gli stati del Sahel in quella che è stata soprannominata “la seconda decolonizzazione”.  Come sempre accade in politica, quando qualcuno se ne va lasciando un vuoto, c’è sempre qualcun’altro pronto a prenderne il posto e la Russia non si è fatta attendere. Come si è arrivati a questo cambiamento epocale e quali sono le prospettive future?


La strategia francese

La regione del Sahel è da tempo una zona di interesse strategico per l’Europa in quanto punto di snodo delle rotte migratorie verso la Libia e quindi verso l’Europa. Negli ultimi 20 anni queste rotte si sono particolarmente intensificate a causa degli effetti del cambiamento climatico che ha duramente colpito l’economia dei paesi Saheliani il cui PIL dipende al 40% dalla produttività agricola. Oltre all’estrema povertà aggravata dagli effetti del cambiamento climatico c’è un altro fattore che rende il Sahel una zona dalla difficile abitabilià: Il terrorismo.

Nel 2013 l’ex presidente maliano Dioncoundà Traorè si trovò a fronteggiare un importante crisi securitaria causata da gruppi terroristici affidati ad Al-Quaida e richiese un supporto militare alla Francia. L’ex presidente francese Francoise Hollande supportato dall’unione europea colse l’opportunità al volo avendo il seguente obbiettivo: garantire la sicurezza e la stabilità della regione per ottenere la collaborazione dei rispettivi capi di stato nella gestione delle rotte migratorie e, ragione non di minor importanza, riaffermare il proprio status di grande potenza nello scacchiere geopolitico.

Hollande l’undici gennaio del 2013 dà il via all'operazione ‘Serval’ dispiegando 4500 unità militari in Mali, l’operazione nel breve periodo diede buoni risultati e l’anno successivo, nel 2014, venne quindi rilanciata sotto il nome di operazione ‘Barkhane’ quest’ultima però non si limitava ai territori Maliani ma regionalizzò la presenza militare anche in Niger e Burkina Faso.


Il fallimento franco-europeo

Gli iniziali successi delle operazioni militari francesi crearono una alta aspettativa sull'esito dell’intervento, ma dal 2015 l’efficacia delle operazioni diminuisce e la Francia finisce per impantanarsi in un conflitto che non regala ulteriori successi. L’armed conflict location and data project stima che da quell’anno sono stati uccisi più di 23.000 civili tra Niger, Mali e Burkina Faso e il numero di sfollati interni è quadruplicato raggiungendo gli 1,4 milioni. Il fallimento delle operazioni militari non ha fatto altro che aumentare un già presente sentimento antifrancese che affonda le sue radici storiche nella dominazione coloniale e che trova ragione anche in tempi moderni.

Negli stati del Sahel viene ancora oggi adottato come moneta ufficiale il franco CFA, stampato dalla banca francese la quale ha una importante voce in capitolo sulle politiche monetarie. L’ingerenza francese in ambito economico viene percepita come un'eredità del colonialismo e sommata ai fallimenti in materia di sicurezza, ha creato un cocktail perfetto per lo scatenarsi di rivolte di massa antifrancese. Come se non bastasse, il cocktail è stato reso ancora più amaro da alcune politiche adottate dagli stati africani sotto la pressione dell’UE in tema di immigrazione. La legge 036-2015 approvata dal parlamento del Niger ne è un esempio lampante: fortemente criticata da associazioni per i diritti dei migranti, come ‘Alarmphone Sahara’ rappresenta un tentativo ben riuscito di esternalizzazione dei confini europei. La legge ha reso illegale il traffico di migranti verso la Libia al fine di evitarne l’arrivo in Europa ma ha causato una compromissione al diritto di libera circolazione e ha privato i Nigerini di una fonte di guadagno che sino ad allora era legale.

Sarà quest’insieme di politiche fallimentari e l’ingerenza eccessiva a portare ad un punto di scontro che sembra inevitabile.


I colpi di stato e la Wagner

Ad aprire le danze dei colpi di stato sarà proprio il Mali, il primo stato a essere raggiunto dalla presenza militare francese 7 anni prima. Saranno ben due i colpi di stato in appena 9 mesi, l’ultimo porterà nel Maggio 2021 Assimi Göita al potere. Il golpe comporta l’immediata interruzione della collaborazione in campo militare tra esercito Maliano ed esercito francese, i rapporti tra i due stati si incrinano portando ad un crescente innalzamento della tensione culminato con l’espulsione dell’ambasciatore francese Yoël Meier.

Il 30 Settembre 2022 toccherà a Paul-Henri Sandaogo Damiba presidente del Burkina Faso che verrà destituito anch’egli da un colpo di stato militare. Lo succederà Ibrahim Traorè.

Infine, in Niger il 26 Luglio 2023 quando il generale Abdourahmane Tiani rovescia il governo presieduto da Omar Bazoum, causando la ritirata dei soldati e dell’ambasciatore francese.

Il 28 Gennaio 2024 è stata annunciata l’uscita congiunta dei tre stati dall’ECOWAS (comunità economica dell'africa occidentale). L’uscita dalla sfera di influenza occidentale ha spianato la strada alla Russia che tramite il gruppo militare mercenario Wagner sì è immediatamente proposta di colmare quel vuoto lasciato dalla Francia. A settembre 2021 sono state rilevate le prime presenze di alcuni contingenti militari russi in Mali, mentre nel gennaio 2024 sono segnalati i primi arrivi anche in Burkina Faso.

La Russia ha messo nel mirino il Sahel occidentale anche per la grande quantità di approvvigionamenti energetici disponibili, come l’uranio, dai quali l’economia russa è dipendente e sui quali può accaparrarsi un vantaggio strategico nei confronti dell’Europa.


Negli ultimi 15 anni nel Sahel si sono intersecate crisi di ogni tipo: economiche, ambientali, securitarie e diplomatiche causate per lo più da fallimenti politici e strategici. Buona parte dei cittadini e delle classi dirigenti di questi stati ha spinto e combattuto per liberarsi dall’influenza occidentale e per farlo sono finiti sotto la sfera di influenza russa. La Wagner e Putin sono stati accolti come dei liberatori e la Francia, come tutta l’Europa, deve riflettere su come si sia arrivati fino a questo punto per non commettere gli stessi errori in futuro. Ciò che è certo è che il Sahel rimane in costante evoluzione politica e in poco tempo l’ordine delle cose può essere ribaltato.


Davide Melchionda


Sitografia e fonti

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