NEXT GENERATION EU: il Recovery Plan è davvero pensato per le nuove generazioni?

Anno nuovo, vita nuova. Quest’anno più che mai è quello che ci auguriamo per il nostro Paese, e per una volta non possiamo lamentarci di non avere mezzi a disposizione. Per far ripartire l’Europa dopo la pandemia, l’Unione Europea ha infatti approvato il NextGenerationEu, un fondo speciale con titoli di stato europei per sostenere i progetti di riforma strutturali previsti dai piani nazionali di ogni Paese. Con uno stanziamento complessivo di 750 miliardi di euro, siamo di fronte al più grande pacchetto di incentivi mai finanziato dall’UE, e l’Italia, avendo a disposizione 206 miliardi, è uno dei maggiori beneficiari.

Ciò che in questi giorni ha suscitato perplessità è che nella bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma di investimenti che il governo italiano deve presentare alla Commissione europea entro aprile, solo 3,2 miliardi, cioè poco più dell’1% delle risorse disponibili, è stato destinato ai giovani e alle politiche del lavoro (a questi vanno aggiunti poco meno di 20 miliardi previsti per gli investimenti in istruzione e ricerca).

Eppure i giovani sono stati una delle categorie più colpite dalla crisi causata dal Covid. La disoccupazione giovanile a fine anno è salita al 30% e l’Italia si è portata al primo posto in Europa per numero di NEET (Not in Education, Employment or Training). Il 49% di chi ha perso il lavoro lo scorso anno ha tra i 15 e i 34 anni, spesso per contratti lavorativi precari non protetti dal blocco dei licenziamenti promosso dal governo. Com’è possibile, allora, che, a fronte di questa situazione a dir poco drammatica, una cifra così irrisoria sia stata destinata alle politiche giovanili?

Ma andiamo con ordine, e cerchiamo di fare chiarezza su alcuni presupposti fondamentali.

Innanzitutto, questi soldi non sono un regalo. La maggior parte di essi (127,4 miliardi) sono costituiti da prestiti, concessi dall’UE all’Italia dopo indebitamento con investitori stranieri che naturalmente dovranno essere ripagati, mentre la parte restante (81,4 miliardi) sono sussidi a fondo perduto, che andranno ad alimentare il debito pubblico europeo condiviso dai vari stati membri. Un’occasione unica, in sostanza, per i tassi di interesse bassissimi, ma non nulli, e dunque da usare con attenzione.

Sono state imposte, inoltre, da parte della Commissione europea delle forti condizionalità: solo il 10% delle risorse previste sarà erogato in tempi brevi, entro la fine del 2021, mentre il 90% verrà concesso ai vari Paesi, nel giro di sei anni, solo se saranno raggiunti degli obiettivi economici stabiliti in partenza. Ogni stato membro, infatti, per ottenere l’effettiva erogazione delle risorse, deve presentare delle linee guida dettagliate, con precisi programmi di riforma e voci di spesa, e raggiungere un reale profitto grazie agli interventi realizzati. Si tratta di una clausola molto forte, soprattutto per un Paese come il nostro, che in passato si è distinto non poco per l’incapacità di gestire i fondi europei. Guardando il sito dell’UE sui fondi strutturali e investimenti, si può verificare che, su tutti i soldi stanziati a favore dell’Italia negli ultimi anni, sono stati presentati dei progetti di investimenti solo per il 78% di questi, e meno del 35% è stato poi speso effettivamente. In questo scenario, le condizionalità stringenti imposte dall’UE, impedendoci di sperperare risorse inutilmente, rappresentano una salvaguardia fondamentale non solo per l’Europa, ma anche per gli stessi cittadini italiani, evitando che sia aumentato ulteriormente un debito pubblico già esorbitante. E a fronte di tali condizionalità, risulta chiaro che, oltre alla cifra in sé da destinare alle politiche giovanili, è importante che siano progettate da parte del governo riforme strutturali efficaci, che diano un reale profitto.

Di proposte concrete se ne potrebbero elencare tante: tagliare le tasse sugli stipendi dei giovani, potenziare gli Istituti Tecnici Superiori e aumentare gli apprendistati formativi per favorire l’inserimento dei ragazzi nel mercato del lavoro e la compenetrazione tra formazione ed esperienza lavorativa, introdurre una retribuzione adeguata e contratti non precari, finanziare progetti accattivanti per limitare la fuga di cervelli. Servono riforme meritocratiche che, se da un lato vadano ad investire nelle realtà più avanzate dove un riscontro è maggiormente assicurato, dall’altro provino a favorire la crescita anche in situazioni meno rosee (vedi alla grande voce “divario tra nord e sud”). Se da anni i governi italiani sono restii negli investimenti in politiche giovanili è forse anche per paura che non ci sia un ritorno adeguato, almeno non a breve termine, ma come si può sperare nella crescita di un Paese senza scommettere nella più grande risorsa umana a sua disposizione?

Le linee guida fornite dall’UE nella gestione del Recovery fund prevedono che almeno il 37% sia destinato alla transizione ecologica e il 20% alla trasformazione digitale, e indubbiamente riforme in questi ambiti, volte a rendere il tessuto produttivo italiano più competitivo e attrattivo, sono a vantaggio anche dei giovani, per quanto non siano essi i diretti beneficiari, ma servono piani più solidi e precisi per una categoria così importante e così trascurata.

Un’offerta di risorse a tassi nulli come quella fatta ora dall’UE è un’occasione che difficilmente ricapiterà nella nostra vita, e non possiamo permetterci di perderla. Per coglierla a pieno servono progettualità e responsabilità politica. Dal canto nostro, noi ragazzi di Politics Hub siamo unanimi nel nutrire un forte disappunto per la scarsa attenzione rivolta nella bozza del Recovery Plan alle nuove generazioni, in un progetto europeo che, tra l’altro, proprio per loro è stato voluto. In questo senso ci uniamo alla voce di tante altre realtà giovanili italiane, alcune delle quali pochi giorni fa hanno lanciato la campagna “Uno non basta” per chiedere che almeno il 10% delle risorse sia speso per i giovani, e che nel complesso esigono che il proprio Paese offra le condizioni economiche, lavorative e professionali adatte alla realizzazione di ognuno. Siamo la vera next generation, e dobbiamo far sentire la nostra voce.

Noemi Felisi


Sitografia:

https://cohesiondata.ec.europa.eu/countries/IT#

https://www.linkiesta.it/2021/01/condizionalita-ue-recovery-plan-tommaso-monacelli-economia/

https://it.businessinsider.com/fondi-europei-italia-quanti-ne-prende-problema-soluzione/

https://www.dinamopress.it/news/recovery-plan-giovani-ipotesi-sconfitta/


Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/giuseppe-conte-recoveryfund-10-ai-giovani?utm_source=share_petition&utm_medium=custom_url&recruited_by_id=36784710-49e6-11eb-a191-bd27933613a3


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